Le riviste periodiche sono appesantite nei costi in modo considerevole dalla distribuzione e per raggiungere il profitto o perlomeno il break even seguendo questo modello economico devono necessariamente avere una vasta platea di lettori.
Per raggiungere questi obiettivi, purtroppo, è necessario abbassare il grado di approfondimento, e talvolta di competenza, dei argomenti stessi.
Si assiste, e mi sembra sempre di più, ad un livellarsi verso il basso (potremmo definirlo come avvicinamento al mondo consumer) da parte di periodici che fino a qualche tempo fa avevano dei contenuti notevoli anche per l’utenza professionale o business che lavora in quel mercato specifico.
Nel campo dell’ICT questo cambiamento è davvero palese.
E’ facile, per chi ha un po’ di memoria storica sull’argomento, ricordarsi che esistevano periodici che affiancavano all’articolo sul nuovo modello di personal computer, articoli e approfondimenti su server, applicazioni aziendali, scenari di business legati sia alle aziende che ai professionisti del settore.
Ora al massimo vicino alla recensione della scheda grafica per i giochi, troviamo il test di dieci macchine fotografiche digitali low cost. E questo anche nelle riviste più blasonate.
Internet, come sempre, ha accelerato questo processo in quanto il suo modello di proposta dei contenuti è stato imitato dalle riviste. Nel web la navigazione è veloce e, nel contempo, supportata da link, da ricerche, da siti e social network dedicati. Nella Rete c’è più spazio all’immediatezza e meno alla profondità. Inseguendo questa musa le riviste cartacee hanno ingaggiato una competizione assurda già persa in partenza, in quanto il mezzo è radicalmente differente.
Naturalmente riviste specialistiche esistono, come ad esempio Computer Business Review Italy ma il modello è diverso.
La distribuzione, e i costi evidentemente, sono stati tagliati limitando la tiratura al numero degli abbonamenti. Ma soprattutto è un modello, anche economico, che usa internet come mezzo complementare senza snaturare i contenuti della rivista. E senza quindi cercare di trasporre schemi di fruibilità e utilizzo propri del web alla carta stampata.
E’ stimolante infine rilevare come gli strumenti web, contrariamente a quanto si può facilmente credere, ampliano molti mercati agendo con funzione complementare.
Gli editori che hanno capito questo non credo che avranno molti problemi in futuro.


